Impressioni milanesi


Elementi fondamentali di estetica fenomenologica per riconoscere un dottorando in filosofia ovvero, su un certo modo di essere “seri” diffuso nelle Università di tutto il mondo

  1. La camicia ben stirata, con il colletto inamidato
  2. La giacca d’ordinanza, di velluto a coste larghe e con le toppe sotto i gomiti, (idem per i pantaloni)
  3. Un cravattone che era già orrendo e fuori luogo negli ’80
  4. Uno strano difetto genetico che gli impedisce di avere del buon gusto negli abbinamenti
  5. Le scarpe del nonno (o, nel caso dei più transgressivi, quelli che si occupano di filosofia politica o di filosofia post-moderna un paio di Puma o di Adidas stile crossover-grunge anni 90)
  6. La borsa di pelle o, nel caso degli analitici, lo zaino iper-tecnico da scalatore del K2
  7. Optional: Pipa, Macbook o Pc con Linux/Ubuntu

Sì, lo ammetto, anch’io ho aderito almeno parzialmente ai punti 1. e 2., e ancora persevero sui punti 6. e 7. ( in più, essendo i miei interessi di ricerca a metà strada tra quello che si chiama un pensiero continentale e uno analitico, l’etichetta m’impone di possedere sia la borsa che lo zaino, per custodire il macbook, ovviamente).

Ma mai e poi mai, potete starne certi, aderirò al dogma 3 e 4.

MAI.


Alcune chiarficazioni sulla definizione di flâneur

La première attestation du mot remonte à 1808. L’étymologie est peu sûre (islandais flanni, « libertin » ? normand flanier, « avare » ? ou « paresseux » ?). Le mot varie également morphologiquement : flâner, flânocher, flanoter, flânotter.

Bisogna fluttuare per le strade, senza avere nessuna conoscenza della toponomanistica dei luoghi, prendersi e perdersi giornate intere, tracciare la propria mappa emotiva, soffermarsi nei café, nelle brasseries, nei passages e nei jardins,  nei loro dehors, vedere la propria sigaretta consumarsi, piano piano, fare conoscenze che durano quanto il proprio caffè sempre troppo allungato.

Solo così si può conoscere una città .

Questo è l’unico esercizio valido per non sentirsi turisti, l’unica alternativa ai tuoi 20 euro buttati via in una Lonely Planet che presto finirà nel dimenticatoio della tua libreria già piena di cose inutili o, ancora meglio, in quella di un amico che si dimenticherà sicuramente di restituirtela.

Non ho mai amato le gite organizzate da chicchesia, ho sempre preferito smarrirmi nelle vie, passare delle ore girando sempre attorno alla stessa piazza. Visitare un luogo senza né cartine né guide ed andare dove preferisco, dove un colore, un odore o un suono richiamano la mia attenzione. Non ho mai conosciuto le zone di Milano, tanto meno quelle di Bologna, Parigi, Berlino ma ciononostante ho una mappa ben precisa di tutte queste città.

Le Flâneur est l’homme de toutes les ambivalences